Immagini, storia e archivi

Raccogliere ed ordinare le fonti volte a ricostruire nel modo più possibile completo e fedele la storia del nostro Paese è uno degli  interessi primari dell’Istituto Sturzo.

In tal senso, negli ultimi anni, esso ha esteso ed approfondito il campo dei suoi studi  e della sua ricerca in ambito documentario  con l’acquisizione e l’utilizzo di fonti quali le testimonianze orali, fotografiche, cinematografiche, i materiali editoriali minori ed altri che integrano l’apporto delle fonti tradizionali.

Il lavoro sul materiale audiovisivo è stato avviato dall’Istituto nel 2003 attraverso il recupero, la raccolta, la catalogazione e il riversamento digitale degli audiovisivi  individuati nei diversi fondi archivistici conservati e acquisiti dall’Istituto. Il primo intervento su materiale filmico ha avuto per oggetto, quindi, i materiali individuati in tre fondi molto diversi tra loro,  il Fondo Democrazia cristiana – Servizio Propaganda e Stampa (SPES), Fondo Giovanni Gronchi, Fondo Comitato Provinciale della Democrazia cristiana di Forlì, ed è proseguito negli anni attraverso ulteriori acquisizioni, in alcuni casi anche mirate al materiale audiovisivo, come nel caso del  Fondo Franco Iasiello.

La conservazione, la descrizione e la valorizzazione di questi fonti, come è noto, è un’attività complessa alla quale l’Istituto ha dedicato risorse e sviluppo di competenze. Ad oggi il patrimonio audiovisivo è costituito da circa 600 titoli, catalogati e riversati in formato digitale.

Il materiale audiovisivo utilizzato per questo progetto proviene dal Fondo Democrazia Cristiana- Servizio Propaganda e Stampa (anche Ufficio Cinema) ed è stato prodotto dal partito, tra il 1950 e  gli anni Settanta in occasione di appuntamenti elettorali, di campagne di informazione, di specifiche contingenze politico-amministrative, destinate alla propaganda politica, alla divulgazione di messaggi religiosi, alla pedagogia, con particolare riferimento all’educazione civile della popolazione.

Il cinema  democristiano rappresenta un patrimonio ancora poco esplorato, sconosciuto ai molti, e proprio per questo, necessita di essere valorizzato non solo ai fini della divulgazione in ambito storico, ma anche per la riflessione sul contesto ideologico e culturale in cui è stato realizzato.

La particolarità di queste fonti, testimonianza e memoria dell’Italia della seconda metà del Novecento, risiede infatti proprio nell’uso del linguaggio cinematografico e nella sua capacità di generare messaggi multiformi portatori di variegate tecniche di propaganda, mutate ed evolute in relazione alla periodizzazione.

La cultura cattolica ha prodotto una grande mole di documenti destinati non solo alla propaganda politica, ma anche alla diffusione di messaggi religiosi, alla pedagogia, e all’educazione delle masse nella società civile. Il cinema è stato,  per il partito, un veicolo di propaganda particolarmente efficace grazie alla potenzialità dell’immagine, in un paese, quale era l’Italia del dopoguerra, in cui le differenze sociali e culturali tra i vari strati della popolazione erano piuttosto rilevanti. Si tratta pertanto di un cinema la cui funzione, oltre che politica, si caratterizza che per una vera e propria funzione di alfabetizzazione della popolazione sui temi della politica, del sociale, della cultura.

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